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22 gennaio 2020

Infortunio in itinere

Infortunio in itinere

 La legislazione vigente, dispone il diritto da parte del lavoratore, alle prestazioni previdenziali in tutti i casi di infortunio avvenuti per causa violenta in occasione di lavoro e che comporti l’astensione dal lavoro per più di tre giorni.

Con il D.Lgs. n. 38/2000 tale tutela è stata estesa anche agli infortuni intercorsi durante:
- il normale percorso di andata e ritorno dall’abitazione al posto di lavoro. Eventuali interruzioni e deviazioni dal normale percorso non rientrano nella copertura assicurativa, a meno che non ricorrano specifiche condizioni di necessità dovute: a causa di forza maggiore (guasto al veicolo, strada è bloccata, ecc…); ad esigenze essenziali ed improrogabili (bisogni fisiologici, maltempo); all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti (soccorrere qualcuno); a una direttiva del datore di lavoro; ad esigenze costituzionalmente rilevanti (accompagnare i figli a scuola). Inoltre la configurabilità di un infortunio in itinere comporta il suo verificarsi nella pubblica strada e, comunque, non in luoghi identificabili in quelli di esclusiva proprietà del lavoratore assicurato o in quelli di proprietà comune;
- il normale percorso che il lavoratore deve fare per recarsi da un luogo di lavoro ad un altro, nel caso di rapporti di lavoro plurimi;
- l’abituale percorso per la consumazione dei pasti qualora non esista una mensa aziendale;
- nel caso di utilizzo di mezzo privato, purché necessitato, ovvero solo qualora sia verificata la presenza di almeno una delle seguenti condizioni: il mezzo è fornito o prescritto dal datore di lavoro per esigenze lavorative; il luogo di lavoro è irraggiungibile con i mezzi pubblici oppure è raggiungibile ma non in tempo utile rispetto al turno di lavoro; i mezzi pubblici obbligano ad attese eccessivamente lunghe; i mezzi pubblici comportano un rilevante dispendio di tempo rispetto all’utilizzo del mezzo privato; la distanza della più vicina fermata del mezzo pubblico, dal luogo di abitazione o dal luogo di lavoro, deve essere percorsa a piedi ed è eccessivamente lunga.

Tuttavia l’espressa introduzione dell’ipotesi legislativa dell’infortunio in itinere non ha derogato la norma fondamentale che prevede la necessità non solo della “causa violenta" ma anche della "occasione di lavoro", ed è quest’ultimo requisito che ha sollevato le maggiori discussioni e incertezze in materia giuridica.

Secondo la giurisprudenza prevalente, con la nozione di “occasione di lavoro” si devono intendere tutte le condizioni (socioeconomiche, ambientali...) in cui viene ad espletarsi l'attività lavorativa, attività nelle quali è implicito che il lavoratore possa subire un danno, senza che questo debba provenire necessariamente dall'apparato produttivo o dipendere da soggetti terzi, fatti o situazioni proprie del lavoratore con l’eccezione del “rischio elettivo”.
Costituisce rischio elettivo tutto ciò che è estraneo e non attinente all’attività lavorativa e dovuto a una scelta arbitraria del lavoratore, il quale crei e affronti volutamente, in base a ragioni o a impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente all’attività lavorativa, ponendo così in essere una condotta interruttiva di ogni nesso tra lavoro, rischio ed evento. Tale rischio assume, con riferimento all’infortunio in itinere, una nozione più ampia rispetto all’infortunio nel corso dell’attività lavorativa, in quanto comprende comportamenti del lavoratore di per sé non abnormi, ma semplicemente contrari a norme di legge o di comune prudenza.
Dall’affermazione di tale principio ne discende che anche durante il percorso casa-lavoro è comunque necessario che vi sia sempre un collegamento causale diretto tra l’infortunio ed il lavoro affinché sia verificata la condizione giuridica dell’occasione di lavoro. Per maggior chiarezza si riportano di seguito alcuni esempi in cui è venuto a mancare tale requisito.

- Un lavoratore, alla fine del proprio orario di servizio, nell’apprestarsi a timbrare il cartellino marcatempo nei locali dell’ASL dove lavorava, interveniva a sedare una lite tra la guardia addetta al servizio di vigilanza ed un altro soggetto, rimanendo colpito in modo violento al braccio sinistro, riportando postumi permanenti di una paralisi al nervo radiale dopo una frattura al braccio sinistro. La Corte di Cassazione ha ritenuto che l’infortunio, pur essendo collegato topograficamente e temporalmente all’attività lavorativa, era derivato da una scelta arbitraria del lavoratore, non giustificata nè dai doveri imposti dall’art. 593 c.p. (omissione di soccorso), riferiti a un dovere di soccorso o di collaborazione con le forze dell’ordine rispetto a fatti già avvenuti e non in corso di svolgimento, nè a doveri di solidarietà costituzionalmente previsti, prospettandosi, anzi, per chi partecipa con le apparenti sembianze di paciere a una colluttazione tra due soggetti la possibilità che egli possa essere incriminato per rissa ai sensi dell’art. 588 c.p..
In pratica in tale fattispecie il nesso tra l’iniziativa posta in essere dal lavoratore, dalla quale è derivato l’evento infortunistico, e l’attività lavorativa è stato considerato inesistente, in quanto l’intervento per sedare una rissa è stato considerato del tutto arbitrario, ossia rientrante nel rischio elettivo.

- lavoratore deceduto a causa di un infortunio occorsogli mentre, alla guida di un ciclomotore, si stava recando dalla propria abitazione nel luogo di lavoro, avendo imboccato una strada in violazione del divieto di transito, ed incrociato altra autovettura per evitare la quale aveva operato una repentina manovra che aveva determinato il ribaltamento del ciclomotore e le lesioni mortali

- l’infortunio, occorso ad un coltivatore diretto mentre era alla guida della propria auto diretto a raggiungere un’azienda agricola, si era verificato per rischio elettivo collegato a colpa del lavoratore, consistita nell’aver provocato una violenta collisione con altra autovettura proveniente dalla opposta direzione dopo aver eseguito una manovra di sorpasso vietata, in prossimità di una curva e tenendo una velocità non adeguata alle condizioni stradali.
- un lavoratore aveva subito un incidente stradale mentre, alla guida della propria auto, ritornava dal luogo di lavoro alla propria abitazione. La domanda di rendita veniva respinta in primo e secondo grado: i giudici ritenevano che il nesso di causalità fosse stato interrotto da una sosta voluttuaria in un bar sito lungo il medesimo percorso, sosta della durata di un’ora. La S.C., confermando la decisione dei giudici di merito, ha ritenuto che “la sosta voluttuaria al bar va inquadrata quindi nel rischio elettivo, nell'ambito del percorso, che costituisce la occasione di lavoro, in quanto dovuta a libera scelta del lavoratore, che comporta la permanenza o meno della copertura assicurativa a seconda delle caratteristiche della sosta, e cioè delle due condizioni indicate dalla giurisprudenza costituzionale, e cioè le sue dimensioni temporali e l'aggravamento del rischio”