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ACQUEDOTTO PER L’OSPEDALE DELLA MISSIONE DI ST.ALBERT
DISTRETTO DI CENTINARY – ZIMBABWE (Ex Rhodesia del Sud)

220 KM a nord della capitale Harare – Altipiani dello Zambesi

Sin dal 2007 C.A.D.F. S.p.A. ha attivato un supporto tecnico ed economico ad un progetto di approvvigionamento idropotabile per un ospedale missionario in Zimbabwe gestito dalla A.S.I. di Roma (Associazione Sanitaria Internazionale).
A.S.I. è una ONG regolarmente costituita con Decreto Ministeriale e sviluppa un’attività di mantenimento di un ospedale distrettuale governativo fornendo sin dal 1960 lo staff medico e paramedico necessario costituito di laureati e diplomati scelti tra gli abitanti del posto e appositamente formati in Italia, con l’obbligo di tornare nel proprio paese a prestare opera di volontariato missionario.
L’ospedale sviluppa sul campo un’attività molto articolata che lo rende assimilabile ad una nostra AUSL, dato che gestisce dal punto di vista sanitario pubblico un distretto di 150.000 abitanti con 11 poliambulatori sul territorio, dispensario, consultorio, scuola infermieri, centro di attività per adozioni a distanza e orfanotrofio ed è inserito in un centro servizi sociali che contiene anche scuole primarie, secondarie e di avviamento professionale.
Il territorio servito è uno dei più poveri al mondo, con il 34% della popolazione afflitta endemicamente da malaria ed il 32% da AIDS. La vita media è di 42 anni.


Anche a causa del permanere al governo di una dittatura corrotta e incapace, l’economia del paese, una volta considerato il granaio dell’Africa del Sud e nonostante la presenza di ricchissime risorse minerarie (diamanti, oro e altri preziosi), è allo sfacelo, con mancanza dei basilari servizi sociali, senza rete di trasporti e idropotabile e con erogazione di energia elettrica per poche ore al giorno, solitamente notturne.
Diverse sono le ONG italiane, tedesche e statunitensi che supportano l’attività dell’ospedale, ciascuna con un progetto specifico.
C.A.D.F. S.p.A. collabora con l’ONG IBO Italia di Ferrara, di cui due dipendenti tecnici sono soci, nella realizzazione del cosiddetto “Progetto Diga”, che ha come obiettivo la soluzione del problema dell’approvvigionamento idrico della Missione in generale, e particolarmente di quello idropotabile per l’Ospedale.
Il Progetto Diga nasce nel 2007 dalla richiesta di aiuto tecnico di ASI a IBO Italia per fornire il sopperimento di un sistema di approvvigionamento idrico da pozzi esistente non più in grado di sostenere le necessità.
Anche in quell’area del continente africano le variazioni climatiche hanno accentuato i periodi di siccità, in cui le falde acquifere si abbassano fino a rendere inutilizzabili pozzi che storicamente hanno sempre garantito la sopravvivenza di intere comunità.
Inoltre il crollo dell’economia e l’azzeramento delle risorse governative a sostegno della sanità pubblica hanno reso fondamentale lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento autoctoni. L’ospedale è stato costretto ad avviare in proprio tali attività per garantirsi la sopravvivenza alimentare, per cui nasce il problema – impiantistico oltre che decisionale – di attuare il più oculato e bilanciato utilizzo della risorsa idrica disponibile.
Queste problematiche erano sorte già più di 10 anni fa e da subito fu individuata la soluzione di sbarrare la valle con una diga in terra (da cui il nome del progetto) per trattenere con un bacino imbrifero le abbondanti precipitazioni che avvengono in due brevi periodi dell’anno, autunnale e primaverile avanzato. La costruzione della diga ed del bacino furono iniziati, ma poi interrotti per mancanza di risorse.

Nel 2006 alcuni di volontari ferraresi, attivati da un medico volontario di A.S.I. di origine comacchiese, la Dott.sa Sangiorgi, si impegnarono nell’attività di raccolta fondi ed attivarono le collaborazioni con IBO Italia e C.A.D.F. S.p.A.
Quindi il Progetto Diga quando nacque nel 2007 fu finalizzato:
al completamento del complesso diga-bacino alla realizzazione della condotta di collegamento bacino-Missione alla realizzazione dell’impianto di potabilizzazione al rifacimento dell’impiantistica idraulica per garantire l’appropriato uso dell’acqua tra ospedale, popolazione, agricoltura e allevamento, alla rifunzionalizzazione del campo pozzi come risorsa integrata con quella della della diga quando periodicamente disponibile (l’acqua dei pozzi non richiede potabilizzazione), alla creazione di un sistema di erogazione energia elettrica a generatori per supplire alla sempre maggiore carenza di erogazione della rete governativa.

Alla data attuale diga, bacino, serbatoi e principali collegamenti idraulici sono stati ultimati, sono stati recuperati 4 pozzi in abbandono manutentivo e l’impianto di potabilizzazione è in avanzata fase di realizzazione.


In particolare i volontari di C.A.D.F. S.p.A. hanno fatto tre missioni ed è stata programmata in febbraio del 2011 la quarta. Inoltre l’Azienda ha garantito il supporto tecnico in fase di sviluppo del progetto in Italia, analisi di laboratorio chimico batteriologico e forniture di materiali e attrezzature spedite in sito per un valore di circa 6.000 euro.

Nel 2011 il potabilizzatore è stato completato e messo in linea, con una produzione di 20 mc ora di acqua potabilizzata, che, in base ai consumi standard dei Paesi Africani equivale al soddisfacimento del fabbisogno per 3.000 abitanti.
CADF ha contribuito nell’anno 2012 con un fondo di rimborso spese di € 2.000 e con la cessione di materiale di recupero non più utilizzabile secondo gli standards europei ma ancora in buone condizioni.
Nell’ottobre del 2012 è stata effettuata una nuova missione per l’avvio di una fase di completamento del progetto, riguardante il potenziamento del campo pozzi esistente ed il miglioramento del sistema di attingimento nel bacino della diga.
Con progetti gestiti da altre ONG nel 2012 è stato potenziato l’impianto di irrigazione e sono aumentate le superfici agricole per la produzione di mais ed ortaggi necessari all’ospedale per il sostentamento degli ospiti.
Questo ha imposto una nuova strategia di sfruttamento della risorsa idrica che per i fini idropotabili destinerà prevalentemente l’acqua dei pozzi, che non richiede trattamenti, salvaguardando l’acqua del lago per l’irrigazione. Il potabilizzatore, che ha costi di funzionamento non irrilevanti, fornirà quindi una produzione integrativa di acqua, in funzione dell’andamento stagionale dei livelli di falda.
Il progetto diga quindi si svilupperà nel 2013 con la ristrutturazione e rinnovamento di tutto il campo pozzi (7 unità) e con la realizzazione di un pontone galleggiante nel lago, che consentirà di spostate il punto di attingimento dell’acqua nella zona in cui il lago è più profondo, aumentando così la capacità di sfruttamento dell’invaso.